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Gli ambienti di Capitanata / La pineta a Pino d'Aleppo

Il pino d’Aleppo Pinus halepensis, vegeta dal livello del mare fino a 680 m s.l.m., è localizzato su pendii calcarei, in zone a
clima mediterraneo, con piogge concentrate nel periodo autunno-invernale ed un marcato e persistente periodo di aridità estiva (da metà maggio a metà settembre).
Le pinete garganiche costituiscono il nucleo di origine naturale più esteso presente in Italia
Un tempo queste pinete rivestivano un importante ruolo produttivo, oltre che per il legno, anche per l’estrazione della resina e dei tannini dalla corteccia che venivano utilizzati per tingere le reti.
L'ambiente della pineta a pino d'Aleppo risulta ancora oggi esteso per almeno 5000 ettari, stime relative agli anni '60 del Novecento riportavano la superficie complessiva in oltre 7000 ettari, la successiva riduzione di estensione è stata causata dai tagli e dagli incendi (spesso per far spazio ad insediamenti turistici).
La flora delle pinete, simile a quella della macchia, è costituita principalmente da arbusti sempreverdi come mirto, lentisco, ginepri e cisti.
Anche la fauna ivi presente risulta essere molto importante per lo svernamento di silvidi e turdidi e con la segnalazione occasionale del falco Lodolaio possibile nidificante; mentre tra i mammiferi è da segnalare, nei tratti più inaccessibili, la presenza del Gatto selvatico. Biacco, Ramarro occidentale e la sporadica presenza della Testuggine terrestre sono i principali rettili che caratterizzano questi ambienti.

Principali minacce
Le minacce più gravi provengono senza dubbio dagli incendi boschivi che hanno distrutto, in alcuni casi senza possibilità di ripresa, diverse centinaia di ettari di bosco. Basti pensare alla situazione di Monte Barone, una riserva biogenetica completamente bruciata da un incendio dell'estate 2001. Le stime del fenomeno lasciano comprendere come le formazioni
boschive più colpite da questa piaga siano proprio le pinete, considerando inoltre che spesso questo ambiente si sviluppa in aree rocciose, ove la capacità di ripresa della pineta viene quasi totalmente eliminata con il passaggio di un secondo incendio, come già successo in vaste porzioni di territorio, sarà prevedibile un ulteriore regresso a meno che non vengano attuati immediati piani di sorveglianza di tali aree.
Non secondario, l'abusivismo edilizio ha in passato creato numerose alterazioni di tali habitat. La situazione attuale, tranne casi isolati, sembra non porre grosse preoccupazioni, ma occorrerà senza dubbio intensificare il controllo e la sorveglianza.
 
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