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Pro - Natura

Caldo e fame, balene in fuga

22 maggio 2007

Sono a rischio i grandi cetacei

I mutamenti climatici stanno mettendo in pericolo molte specie
Allarme degli scienziati dall´Alaska: I governi collaborino con noi



GIA´ in fuga dalle reti e dagli arpioni dei cacciatori, ora affamate da un habitat sempre meno ricco di cibo: le balene sono diventate sintomo di un mutamento ambientale rapido e radicale che sta mettendo in questione la loro stessa sopravvivenza. Secondo i biologi marini il surriscaldamento del pianeta è una sentenza di morte per il mondo dei cetacei. Le recentissime vicende di balene che affamate, spostandosi verso acque meno calde, perdono l´orientamento e finiscono nei fiumi o tra le insidie di un grande porto, ne costituiscono una prova evidente.

E´ per questo che alla cinquantanovesima sessione annuale della Commissione baleniera internazionale (IWC) che si apre oggi in Alaska, il Wwf e la società internazione di protezione dei cetacei hanno presentato un dossier dal titolo 'Whales in hot water?' (Balene in acque calde?).

Gli impatti del cambiamento climatico, particolarmente gravi nell´Artico e nell´Antartico, minacciano la vita dei cetacei che dipendono dalle acque polari per il sostentamento e per la sopravvivenza. Belughe, narvali e balene della Groenlandia saranno drammaticamente colpite dalla riduzione della copertura di ghiaccio. Che a sua volta finirà per generare un altro fenomeno letale per gli animali: l´inquinamento causato dall´intensificarsi di attività umane (la navigazione commericale, l´estrazione di petrolio, le attività militari) in aree fino ad ora intatte dell´Artico.

'I cetacei hanno una certa capacità di adattarsi ai cambiamenti del proprio habitat - afferma Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf - ma il clima sta cambiando talmente in fretta che non è chiaro fino a che punto riusciranno a cavarsela, e la sopravvivenza di molte popolazioni di balene e delfini è seriamente minacciata'.

La lista degli effetti del cambiamento climatico stilata nel rapporto si fa allora davvero allarmante: dallo scioglimento dei ghiacci, all´aumentata frequenza delle piogge, fino a un aumento del livello dei mari, all´acidificazione degli oceani che assorbono quantità crescenti di CO2, alla scomparsa di habitat polari e alla drastica riduzione del krill - quei piccoli crostacei che vivono sotto lo strato di ghiaccio polare e che rappresentano la principale fonte di cibo per molte popolazioni di balene.

E mentre si calcola che sono circa mille gli esemplari di cetacei sacrificati ogni giorno alla pesca e all´inquinamento, proprio il cambiamento climatico potrebbe dare il colpo di grazia alle ultime 300 balene franche del Nord Atlantico: la sopravvivenza dei loro piccoli, infatti, è direttamente connessa agli effetti della variabilità climatica sull´abbondanza di prede.

Intanto, in queste ore, gli animalisti di tutto il mondo continuano a seguire l´affannoso tentativo di due coppie di balene (mamma e cucciolo in entrambi i casi). A San Francisco e a Genova, disorientate dall´inquinamento acustico, forse ferite dal contatto con liquidi inquinanti e di certo affamate, non riescono più a prendere il largo e vagano smarrite nel fiume Sacramento e tra le navi container del porto ligure.

Fonte: La Repubblica

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