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Pro - Natura

Vie della transumanza, un patrimonio a rischio

16 giugno 2007

'Ma sono anche un modello vincente di sostenibilità integrata'

di ANNALISA IZZO

ROMA - Quasi 3000 chilometri di piste erbose, una rete viaria che unisce il parco nazionale del Gran Sasso ai parchi pugliesi, che mette in comunicazione cinque regioni italiane, decine di comuni, borghi e comunità rurali del centro-sud. Una rete che si srotola attraverso una storia culturale, economica e archeologica ricchissima e che il nostro Paese sta perdendo: è la rete tratturale più fitta d´Europa.

Appena la settimana scorsa il World Monument Fund aveva lanciato l´allarme e segnalava i tratturi del Molise - e i servizi e le architetture che li costellano - tra i 100 siti culturali a più grave rischio di scomparsa. Oggi, ricercatori e studiosi di tutt´Europa riuniti a convegno propongono al Ministero per l´Ambiente l´istituzione del 'Parco dei regi tratturi'. E, insieme agli amministratori di 11 province, chiedono al Ministero per i Beni culturali il riconoscimento di questi siti come patrimonio dell´umanità, tutelato dall´Unesco.

Fenomeno millenario, la transumanza dei capi di bestiame cominciava nelle settimane precedenti la calura estiva e permetteva la rigenerazione delle terre temporaneamente abbandonate. La transumanza ha segnato la vita delle popolazioni rurali per secoli, fino agli anni Settanta: pare che l´ultima transumanza tradizionale, a piedi, con lo spostamento di centinaia di migliaia di pecore seguite da pastori e cavalli, risalga al 1972. Il trasferimento avviene ancora in certe zone ma spesso su camion e per un numero ridotto di animali.

Il progetto del ´Parco dei regi tratturi´ nasce sulle basi di un censimento dei sentieri che ha coinvolto molti studiosi europei, dalla Spagna - dove i percorsi sono già protetti dall´Unesco - alla Slovenia, passando per la Francia. 'Sarà un parco speciale, non circoscritto ma reticolare, che intende recuperare e proteggere la tipicità di tutti i paesaggi coinvolti, dal Tavoliere delle Puglie alla Maiella' dice il professor Alessandro Busca, coordinatore del progetto.

I percorsi della transumanza hanno tracciato il reticolato sul quale i Romani costruirono un sistema viario capillare - 100 mila chilometri di strade in tutta Europa. E ai percorsi dei transumanti si sono intrecciati i cammini devozionali. Lungo questi tracciati sono nati villaggi, sono state costruite chiese, fontane e croci viarie che il degrado sta distruggendo. Lungo questi tracciati si sono sviluppate civiltà, economie e maestranze che l´isolamento e la disoccupazione stanno facendo sparire.

'L´arte del tombolo di Isernia, quella delle campane di Agnone, quella dei coltelli a Frosolone: attività collegate al passaggio di milioni di capi di bestiame e che si sono identificate con la cultura e l´economia locale - spiega Beniamino Di Rico dell´Università Chieti-Pescara, coinvolta anche per la parte tecnologica del progetto - Realtà che dobbiamo proteggere prima che spariscano'.

Memoria del passato e valorizzazione delle identità antropologiche, quindi. Ma non solo. 'Perché il sistema della transumanza rappresenta un modello di sostenibilità integrata a cui dobbiamo ispirarci per pensare il futuro', sottolinea il professor Giorgio Conti, esperto di progettazione ambientale, già coinvolto nei piani di tutela delle isole di Venezia e abituato a guardare oltre il folklore, 'pure importante'. 'La transumanza - spiega - è parte di un sistema agricolo in sé autonomo, che cioè non ha mai avuto bisogno di energie fossili, né di supporti chimici: il passaggio del bestiame costituisce da solo una pratica di dissodamento delle terre e di fertilizzazione naturale. Inoltre impedisce l´avanzata della boscaglia, un disastro ambientale cui sono collegati disastri idrogeologici. Boscaglia significa incendio e incendio significa emissioni tossiche'. Insomma, dietro il sistema della transumanza c´è tutta una gestione delle risorse naturali e del territorio da cui abbiamo ancora molto da imparare per programmare uno sviluppo sostenibile. Come a dire, il futuro è già scritto nel passato.

(14 giugno 2007) Repubblica

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