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Pro - Natura

A proposito di Eolico

24 novembre 2007

Diversi Sindaci dell´Appennino dauno da alcuni giorni stanno lanciando dalle colonne della gazzetta del Mezzogiorno disperati appelli contro il comma 8 dell´art. 30 ter della finanziaria 2008 approvata dal Senato con cui si modifica il comma 6. dell´art 12 del Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell´energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell´elettricità.”
Il comma “incriminato” aggiunge al testo previgente anche Comuni e Comunità montane così che nel caso di rilascio di autorizzazioni per la realizzazione di impianti destinati a produrre energia da finti rinnovabili “L´autorizzazione non può essere subordinata né prevedere misure di compensazione a favore delle regioni e delle province, dei comuni, delle comunità montane (in grassetto il testo aggiunto con il comma 8 dell´art. 30 ter della legge finanziaria 2008).
I Sindaci temono che per colpa di questa norma le società eoliche smettano di versare le provvigioni inserire nelle convenzioni già stilate con le predette società
E´ innegabile che ciò sarebbe un duro colpo per i bilanci di molti Comuni, soprattutto i più piccoli, che, stando alla dominante la logica dei numeri, non dispongono neanche delle risorse necessarie per tenere aperti gli uffici in mancanza dei proventi derivanti dalle pale eoliche.
Tuttavia la ragione di questa norma sta nel fatto che occorre favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili per far fronte alla questione epocale dei cambiamenti climatici già espressa nella direttiva europea del 2001 da cui è scaturito il DPR 387/2003 per cui è paradossale “tassare attività che invece vanno incentivate.
A questa logica si può rispondere sostenendo un´altra logica che risiede3 nelle ragioni di un territorio e del suo sviluppo
Personalmente ritengo che gli utili derivanti dalle Pale eoliche sono tali da non dover essere più sostenuti da incentivi e agevolazioni, soprattutto in territori che ricavano il vento dall´esistenza di condizioni geografiche (la presenza di rilievi) che determinano difficoltà nel loro sviluppo.
Ma tutto questo non può essere basato sulla liberalità delle società eoliche che, per altro, volentieri danno provvigioni e prebende chiedendo in cambio mano libera sul territorio.
A mio avviso il vento è una risorsa e un danno insieme e se per le società eoliche diventa un affare è giusto e necessario che chi trae vantaggio da una risorsa pubblica debba restituirne una parte a quel territorio.
Ciò si può fare in tanti moti. L´unica cosa certa è che non può restare alla libera contrattazione.
Ecco perché penso che bisogna mettere mano al regolamento regionale per fare in modo che la partita delle compensazioni sia un diritto e non elargizione liberale.
Per fare ciò è necessario una prevedere delle priorità nel rilascio delle autorizzazioni a quelle proposte che restituiscano al territorio una parte di utili, non solo e non tanto in termini di risorse finanziarie, ma soprattutto in termini di investimenti e creazioni di posti di lavoro, oltre che con un prezzo ridotto per l´energia elettrica fornita a comuni e residenti nel territorio in cui si realizza l´impianto, così come ha proposta anche il presidente Vendola.
Poi i comuni facciano pagare le tasse, si facciano fare i ripristini a regola d´arte, chiedano di compartecipare al capitale sociale, si attivino per promuovere il mini eolico più che aspettare il solito cestino che ..cade dal vento!

Troia, 23 novembre 2007
f.to prof. Domenico LA BELLA
Consigliere comunale di Troia

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