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Pro - Natura

Al via "Niente Leghe sotto i mari" per la pulizia dei fondali marini

6 marzo 2008

ROMA
Al via la seconda edizione della campagna “Niente Leghe sotto i mari”, di Marevivo e Cobat, il Consorzio obbligatorio batterie esauste, per il recupero dei rifiuti pericolosi nei fondali dei porti italiani, un contributo concreto alla protezione dell´ecosistema marino. Con la collaborazione del Comando Generale delle Capitanerie di Porto e sotto il patrocinio del Ministro dell´Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare partono, quindi, le attività 2008 della campagna, che riguarderanno i porti di Ortona (Ch), Porto Santo Stefano (Gr) e Ponza (Lt). La divisione sub di Marevivo si immergerà per effettuare operazioni di monitoraggio e pulizia dei fondali, con particolare attenzione alla batterie al piombo esauste, contenenti piombo ed acido solforico, componenti altamente pericolosi ed inquinanti.

Nella prima edizione della campagna è stata di oltre 1.000 chilogrammi la quantità di sole batterie esauste raccolte nelle giornate di recupero nei porti di Lipari, Formia e Pozzuoli. Località con una economia basata su pesca, turismo e trasporti, nei loro porti nascondevano anche una quantità sorprendente di rifiuti urbani, come pneumatici per auto, sedie e bottiglie in plastica, passeggini da neonato, taniche in metallo, ancore, reti, cime da pesca e persino un cassonetto per la raccolta differenziata.

Nel 2008, invece, sono previsti interventi ad Ortona, ampio ed antico porto a funzione commerciale e turistica, con una buona attività cantieristica, che presenta 2 banchine destinate alla pesca, con un totale di 80 punti di attracco; Porto Santo Stefano, suggestivo borgo marinaro sulla costa orientale dell´Argentario ed attrezzato porto turistico, in cui ogni estate fanno scalo migliaia di imbarcazioni da diporto; Ponza, durante l´estate meta di turisti, in gran parte provenienti dal Lazio e dalla Campania, ancora oggi nei fondali limitrofi presenta resti archeologici di costruzioni e frammenti di anfore latine e greche.Tali località sono state scelte non solo per gli elevati traffici di turismo e pesca, che implicano potenzialmente un elevato numero di batterie al piombo esauste, ma anche su segnalazioni dirette dei cittadini, a testimonianza che l´interesse verso la tutela del mare è forte e sentito.

Il mare, infatti, costituisce un ecosistema particolarmente esposto alla contaminazione da parte di alcuni composti tossici contenuti negli accumulatori al piombo; in particolare l´impatto in termini di tossicità potenziale a lungo termine sull´ecosistema marino derivante dal rilascio di batterie in mare può arrivare ad essere fino a 10.000 volte più alto rispetto ad altri ambienti, con un effetto tossico a larga scala sugli organismi viventi, incluso l´uomo. Inoltre, l´ingresso del piombo nella catena alimentare marina può causare fenomeni di accumulo e bio-magnificazione, a seguito dei quali risulta compromessa anche l´integrità delle risorse ittiche a fini alimentari.


Fonte: La Stampa

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