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Pro - Natura

Italia: il paradosso dei carburanti biologici

31 ottobre 2006

INCHIESTA DEL MENSILE NEWTON
Il nostro Paese è il terzo produttore europeo di biodiesel, ma invece di usarlo lo esporta. E il bioetanolo sarebbe ancora meglio


L´Italia è il terzo produttore europeo di biodiesel, il carburante ricavato dai vegetali, ma invece di utilizzarlo al posto del petrolio lo esporta totalmente, o al massimo lo miscela in bassissima percentuale (5%) al gasolio tradizionale per ridurre la percentuale di zolfo di quest´ultimo.
E´ uno dei paradossi della situazione dei biocarburanti in Italia, come rivela il mensile Newton in un´inchiesta nel numero di novembre.
Se in Italia non esistono ancora distributori di questo carburante «verde» (bioetanolo, biodiesel, biometano) , e solo un Comune, quello di La Spezia, prevede di installarne due, la Francia ha deciso di muoversi in modo più massiccio, tanto che da gennaio realizzerà 500 distributori di bioetanolo E85 (85% etanolo, 15% benzina) grazie all´impegno del ministero dell´Industria e dell´ex pilota di F1 Alain Prost. Si tratta chiaramente di un intervento di sostegno massiccio da parte del governo a questo settore; il governo italiano, come dice il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani in un intervento scritto per l´inchiesta di Newton, prevede invece un «sostegno realistico».

IN BRASILE SI VA A ETANOLO - In Brasile ormai il 51% del consumo di carburanti è coperto da quelli ottenuti dai vegetali e, in Europa, la Svezia ha già convertito il 10% dei suoi distributori al bioetanolo. I maggiori produttori di auto, fra cui Volvo, Ford, Peugeot, Saab e la stessa Fiat hanno già presentato i modelli che possono funzionare anche a bioetanolo.
Per quanto riguarda il biodiesel, invece, non tutti sanno che non è necessario apportare alcuna modifica al motore dei modelli esistenti ed è persino possibile immetterlo nel serbatoio insieme al gasolio tradizionale.
Il bioetanolo, spiega il servizio di Newton, è il comunissimo alcol etilico contenuto in ogni bottiglia di vino, e viene prodotto da barbietole o canna da zucchero. Dal punto di vista chimico l´etanolo è molto simile agli idrocarburi, con la differenza che contiene anche atomi di ossigeno che lo rendono un combustibile per le nostre auto anche migliore della benzina. Infatti, lo stesso motore, funzionando a etanolo invece che a benzina, guadagna tra il 10 e il 15 per cento di potenza e di coppia. Il consumo invece peggiora di circa il 35 per cento. Ma nonostante questo, complessivamente il bioetanolo inquina meno della benzina tradizionale, specie per la riduzione delle emissioni di CO2, ossido di carbonio, particolato e per la totale assenza di zolfo. Il lato economico è molto più complesso.

COSTI E PROBLEMI ETICI - Attualmente la produzione dei biocarburanti è più costosa di quella di derivati da petrolio, e soprattutto non tutti sono d´accordo a utilizzare i prodotti agricoli per «alimentare» le auto e non le persone. Ma nel bilancio, a favore di bioetanolo e biodiesel, pesano anche i vantaggi per l´ambiente e per la salute, oltre alla possibilità di limitare la dipendenza dai Paesi produttori di geggio. Il vero limite è dato dalla mancanza di spazi coltivabili da destinare unicamente alla produzione di carburanti, ma esistono progetti per ottenerli sfruttando scarti di lavorazione delle industrie alimentari che attualmente vengono sprecati. Nel suo intervento su Newton, il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani annuncia che nella finanziaria 2007 il governo «definirà gli obettivi di penetrazione dei biocarburanti in modo coerente con le disposizioni comunitarie, riordinando le agevolazioni fiscali esistenti e introduceno nuovi strumenti di sostegno realistici, a ridotto impatto sul bilancio dello Stato e sui prezzi dei carburanti».

Fonte: Corriere della Sera



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