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Pro - Natura

L´olio che uccide gli oranghi

6 novembre 2009

Non è un veleno. Ma la potenza economica dell´olio di palma sta spazzando via dalla terra un´intera specie, l´orang utan. E´ uno dei nostri più vicini parenti nel mondo animale, ma ne restano ormai meno di 60.000 individui, e il loro habitat, nelle isole di Sumatra e Borneo, è spazzato via dall´avanzata delle ruspe.

Secondo un rapporto dell´UNEP del 2007 la deforestazione selvaggia potrebbe portare all´estinzione degli orangutan, un primate già attualmente a rischio.

Queste grande scimmie antropomorfe vivono soprattutto sugli alberi. La loro sopravvivenza è strettamente correlata alla salute e all´integrità delle foreste in cui vivono ed è costantemente minacciata dall´azione dei cacciatori che uccidono le madri e vendono i cuccioli come animali da compagnia. Indubbiamente la deforestazione minaccia la salvaguardia di questi grandi e intelligenti animali. L´UNEP prevede che gli orangutan si estingueranno entro vent´anni, se il tasso di distruzione delle foreste proseguirà ai ritmi attuali.

La prima minaccia è la frammentazione della foresta. Piccole popolazioni di orango sono isolate le une dalle altre, separate da estese piantagioni, rinchiusi in piccole foreste senza possibilità di riproduzione, se non tra parenti stretti. I microscopici tratti di foresta non bastano neppure a sfamarli. Stremati, gli oranghi cercano cibo nelle piantagioni di palma da olio, dove vengono fatti uccidere dai proprietari, o avvelenati dai pesticidi.

I grandi primati dal caratteristico colore rosso sono originarie delle foreste pluviali dell´Indonesia e della Malesia, sottoposte ad una continua ed incessante distruzione, spesso illegale, messa in atto soprattutto per fare spazio alle coltivazioni estensive. L´organizzazione non profit Orangutan Conservancy stima che nelle foreste del Borneo sopravvivano solamente 54.000 orangutan e siano appena 6.600 gli esemplari che vivono nell´isola di Sumatra. È andato perduto l´80% dell´habitat di questi primati. Da un lato i piccoli contadini che tagliano gli alberi per allargare i campi da coltivazione, dall´altro le grandi piantagioni di palma da olio. Le foreste originarie vengono letteralmente assediate dall´azione umana. Il rischio è che a rimetterci siano i cugini 'rossi' dell´uomo, con il quale condividono ben il 98% del patrimonio genetico.

L´industria dell´olio di palma se ne lava le mani: 'le alternative all´olio di palma, come la soia, richiedono più terreno' dichiara Yusof Basiron, presidente dell´unione delle piantagioni malesi (Malaysian Palm Oil Council - MPOC), insomma, non c´è niente da fare. Il MPOC vanta il proprio impegno a creare dei corridoi faunistici che uniscano i frammenti di foresta rimasti intatti, ma secondo le associazioni ambientalisti si tratta di propaganda: l´impegno non è vincolante, e in attesa di fondi, resta sulla carta.

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