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Pro - Natura

Diga Belo Monte, indigeni e ambientalisti attaccano Lula

4 febbraio 2010

BRASILE. Il giorno dopo l´autorizzazione governativa al controverso progetto nello Stato di Parà, la contestazione riprende forza. Ecologisti e nativi della regione denunciano i danni alla natura che saranno prodotti dalla chiusa.
E´ arrivata una buona notizia per la foresta amazzonica brasiliana. Il ministro dell´Ambiente del Paese sudamericano, Carlos Minc, ha reso noti i dati sul suo disboscamento, che tra agosto e novembre scorsi, si sarebbe dimezzato: la foresta ha perso solamente 1.140 chilometri quadrati rispetto ai 2.240 dello stesso periodo. Un avvicinamento importante, secondo il politico, all´obiettivo del 2020, ovvero quella riduzione dell´80 per cento del disboscamento, che frenerebbe un processo senza ritorno a causa quale l´ecosistema andrebbe completamente perso.

Più che per la foresta amazzonica, la notizia sembra però una boccata d´ossigeno confezionata a uso e consumo di Brasilia e del premier Lula, che proprio ventiquattro ore prima aveva inferto un bel colpo alla tutela del patrimonio ambientale della nazione. Il suo esecutivo ha infatti concesso l´autorizzazione al progetto Bela Monte, che prevede, entro il 2014, la costruzione, nello Stato del Parà, di una nuova centrale idroelettrica e di un´imponente diga, la terza al mondo per grandezza.

L´impianto da 11 miliardi di dollari e 11mila megawatt, alimentato dalle acque dello Xingu, un affluente del Rio delle Amazzoni, rientra nei programmi a lungo termine di una nazione in costante ascesa, che per il suo Programma di accelerazione della crescita (Pac) ha bisogno di una enorme quantità di energia, da reperire, secondo Minc, proprio nell´idroelettrico. Peccato però che a pagare i benefici per l´industria brasiliana saranno gli abitanti dell´area interessata: la popolazione indigena dello Xingu è da tempo sul piede di guerra per il mostruoso impianto che va a minacciare il suo habitat.

A sostenerla sono gli ambientalisti brasiliani, che hanno ribadito come la diga Bela Monte inghiottirà la foresta pluviale, ucciderà la pesca locale e costringerà migliaia di persone a lasciare le proprie abitazioni. La contestazione, che dopo l´approvazione del piano riprende ora slancio, ha avuto il suo apice mediatico nel novembre scorso, quando il cantante Sting, fondatore dal 1989 della Rainforest foundation in difesa degli indiani dell´Amazzonia, denunciò dal palco a San Paolo l´impatto ambientale della mega opera, che ha ben poco di ecologico.

Antonia Melo del Movimento Xingu vivo, una gruppo di 150 Ong e organizzazioni di indigeni, ha sottolineato come l´impianto produrrà sì energia rinnovabile, ma anche grandi quantità di gas metano, modificando il clima, costringendo 30mila nativi a lasciare le proprie case e causando l´inondazione di 500 chilometri quadrati di terre nella regione di Altamira. Mentre nuove manifestazioni da parte dei locali e delle associazioni ambientaliste sono già state annunciate, la stessa procura brasiliana sta iniziando a sollevare le proprie perplessità e preoccupazioni sull´imminete impresa: alla nuova deforestazione, si aggiungerà anche una consistente ondata di persone in cerca di lavoro.
Fonte Terra

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