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Pro - Natura

Caccia e tutela uccelli, dura condanna dell´Italia per troppa caccia e scarsa tutela. Violata in pių parti la direttiva comunitaria

17 luglio 2010

La Corte di Giustizia europea si č pronunciata sulla ponderosa procedura di infrazione 2131 del 2006 per mancata tutela degli uccelli selvatici.

'Condanna attesa e inevitabile ma molto pesante. Ora l´Italia e molte delle sue regioni cambino passo o saranno sanzioni'.

'Ora č ufficiale: la direttiva Uccelli č stata violata in pių punti, per scarsa tutela degli uccelli e troppa o cattiva caccia'.

Lo afferma il CSN onlus in merito alla sentenza di ieri, della Corte di Giustizia Europea, contro l´Italia sulla procedura di infrazione n. 2131 del 2006.

'Una sentenza ovvia infatti la Commissione contestava all´Italia il mancato recepimento o la cattiva applicazione di molti passaggi importanti della direttiva Uccelli tra questi, la tutela degli habitat naturali esterni alla Rete Natura 2000 o l´impegno dello Stato a mantenere le specie in buono stato di conservazione. Ampia č poi la sezione specifica relativa alla caccia, rispetto a cui l´Europa ci contestava il mancato divieto di caccia nei periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli e un uso illecito, anzi un vero e proprio abuso, della caccia in deroga.

'Ebbene, la Corte ha accolto interamente le contestazioni, condannando la Repubblica italiana per la violazione degli articoli 2-7, 9-11. 13 e 18 della direttiva. La Corte sottolinea inoltre che sul tema delle deroghe, l´Italia ha fatto continuo abuso secondo un regime del tutto scorretto.

In particolare la Corte si č contestualmente pronunciata anche sulla legge sulla caccia in deroga della Lombardia dello scorso anno per la quale si era addirittura ricorso ad un ordinanza europea di sospensione. Inevitabile anche qui la condanna, a testimonianza dell´uso del tutto improprio e strumentale di uno strumento, quello delle deroghe, che dovrebbe essere eccezionale e mirato e che invece in Italia č stato utilizzato come 'trucco' per cacciare ordinariamente specie non cacciabili.

Ci auguriamo che questo serva anche alla Regione Puglia per chiudere sulla questione barbara e anacronistica delle deroghe venatorie.

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