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Pro - Natura

Barcellona salva la vita dei tori La corrida viene messa al bando

29 luglio 2010

Non erano le cinque della sera, non c´erano i tapas e la sangria, mancava il verdejo che accompagna con la cerveza (la birra) gli spuntini degli spagnoli nel tardo pomeriggio, il profumo dell´arena si allontanava inesorabile, mentre lo spirito di Hemingway aleggiava nei dintorni, invocato da chi si aggrappava alla tradizione, alla religione, allo stato, a tutto, pur di vedere ancora il toreador toccare il cielo. Non è stato così, i tempi ormai erano maturi, in una regione autonoma, la Catalogna, che si affianca ora alle isole Canarie nel vietare uno degli spettacoli più amati e più contestati al mondo. Ancora due anni e poi i toreador, già cassintegrati, se la vedranno con la disoccupazione.
Il parlamento catalano, nella mattina di ieri, era spaccato tra i sostenitori del divieto di torear e i 'taurinos', i fan della corrida. Alla fine ha prevalso l´ala animalista della politica catalana e il divieto di 'matar el toro' è passato con 68 voti, contro 55 e 9 astenuti. La decisione definitiva è giunta dopo una lunghissima stagione di polemiche e contestazioni, che hanno visto contrapposte le ragioni di chi non vuole più vedere spettacoli di sangue infangare la propria patria e di chi invece si appella alla tradizione (ma pensa soprattutto al proprio portafoglio). Sì, perché, dietro ai tori, al matador e a tutto quel misticismo che la corrida ha tentato di trascinarsi dietro, ormai non è rimasto altro che il profumo del dinero.
Già da diverso tempo si sapeva che la maggioranza della popolazione iberica ne aveva le scatole piene dei tori massacrati nelle arene assieme ai troppo dimenticati cavalli. Gli spagnoli non ne possono più di una tradizione 'artistica' che tortura e ammazza pubblicamente 250.000 tori (40.000 solo in Europa) e 100.000 cavalli, incornati durante i vari momenti di una coreografia che gronda sangue e riceve le proteste di tutto il mondo civile. Se in Catalogna le corride erano al capolinea, per mancanza di spettatori, dalle altre parti della Spagna il pullman è arrivato a poche stazioni prima. La nota di speranza risiede nei giovani e in alcune regioni spagnole, dove un recente sondaggio Gallup ha mostrato che l´82% dei cittadini è schierata a fianco del toro, mentre gli animalisti fanno sempre più proseliti contro la 'Mafia della Corrida'.
Già i palinsesti televisivi spagnoli avevano chiuso con la trasmissione delle corride pomeridiane, quando gli aficionados si soffermano davanti allo schermo casalingo o nei bar a commentare le gesta dei matador di turno. Il servizio pubblico televisivo iberico (Tve) ha deciso, da tempo, che la tradizione della tauromachia deve anche andare d´accordo con lo share, altrimenti spunta la forbice che taglia gli spettacoli teletrasmessi. Se 'la suerte de matar', resa celebre dal mito di Manolete, raccoglie sì e no il 16% di telespettatori, non c´è arena o matador che tenga: subisce la stessa sorte di un reality o di una soap opera che non tiene avvinghiati gli spettatori allo schermo, per quanto murale e al plasma.
Anche il premier catalano, Josè Montilla, ha votato contro la corrida, nonostante molti suoi colleghi di partito socialista in parlamento abbiano votato a favore.
'Ci sono alcune tradizioni che non possono restare congelate nel tempo. Non dobbiamo proibire ogni cosa, ma sicuramente le cose più degradanti', ha detto Jose Rull, parlamentare del CiU, il partito nazionalista catalano.
Così, mentre la televisione spagnola spegne lo schermo, si accendono le luci sulla coscienza di un popolo che sta smettendo di aspettare la morte nel pomeriggio con la Sangria in mano.
Il giornale

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