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Pro - Natura

Il serial killer dei lupi: come trofeo una collana di denti

1 febbraio 2011

Condannato dal tribunale di Chiavari il bracconiere che ha ucciso due esemplari per realizzare un trofeo che portava al collo.
Incastrato dal Dna degli animali identico a quello ricavato dalla carcasse recuperate a Borzonasca
di STEFANO ORIGON
E


Il Dna inchioda il serial killer dei lupi che sull´Appennino ha ammazzato due animali per realizzare una collana con i denti. Il tribunale di Chiavari, primo caso in Italia, ha condannato il bracconiere a 7 mesi di reclusione (con la condizionale) e a rifondere 6.000 euro alle parti civili (Wwf, Legambiente e Lav).

Il bracconiere di Sopralacroce, una frazione di Borzonasca, era stato denunciato dalla polizia provinciale il 12 agosto di due anni fa, quando gli era stata trovata al collo una collana con dieci denti di lupo. , si era giustificato negando che fossero denti di lupo.

La polizia aveva capito subito che poteva trattarsi di uno dei sei esemplare uccisi negli ultimi mesi e in particolare di uno abbandonato nella notte del 10 febbraio 2007 con il muso mozzato di fronte ad una casa cantoniera della Provincia, nella localitÓ 'La Squazza' del comune di Borzonasca, lungo la strada provinciale che conduce al Passo della Forcella.

Dopo una lunga indagine sull´™uccisione di quel™esemplare di lupo appenninico, la Polizia Provinciale di Genova aveva stretto il cerchio eseguendo, con sette agenti, una perquisizione in localitÓ Bevena, sempre nel Comune di Borzonasca, disposta dalla Procura della Repubblica di Chiavari. Oltre alla collana di 10 denti canini di lupo, indossata al collo del bracconiere, gli investigatori avevano scoperto un fucile calibro 12 e varie cartucce a pallettoni nascosti sotto una roccia, nei pascoli del Monte Aiona, a 4 chilomentri dall´abitazione dell´indagato, che aveva lasciato sul posto la propria arma, servendosene per ripetuti appostamenti alla selvaggina anche in periodo di divieto generale di caccia.

Nella perquisizione erano state sequestrate anche alcune centinaia di munizioni per fucile e per carabina e circa un chilo di polvere da sparo non denunciate, oltre a diversi fucili detenuti irregolarmente. Il proprietario era stato denunciato all´autoritÓ giudiziaria per uccisione di esemplari appartenente a specie particolarmente protetta, omessa custodia di armi e munizioni, omessa denuncia di munizioni, caccia in periodo di divieto generale.

Pochi giorni dopo al bracconiere e a suo fratello erano state ritirate le licenze di porto di fucile dall´autoritÓ di pubblica sicurezza. Per risolvere questo caso, sono stati decisivi i risultati delle analisi del Dna effettuate dall´Ispra (settore dell´ ex Istituto Nazionale Fauna Selvatica): i denti della collana (dalla polpa dei quali Ŕ stato estratto il Dna) appartenevano al lupo appenninico italiano, e corrispondevano a 6 esemplari: 3 maschi e 3 femmine. Il Dna di uno dei denti era dell´esemplare lasciato di fronte al casotto provinciale nel febbraio 2007. Per estrarre la mappa genetica, i biologi avevano prelevato e surgelato per precauzione un campione di muscolo.

Il Dna di un altro dente Ŕ stato associato, tramite la banca dati genetica del lupo appenninico dell´Ispra, ad un campione fecale di un altro animale ammazzato a Borzonasca nel 2007. La condanna si riferisce solo all´uccisione di 2 dei 6 esemplari. Ironia della sorte, il bracconiere aveva ricevuto in precedenza dalla Provincia varie migliaia di euro di indennizzi per la predazione di alcune pecore di sua proprietÓ .

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