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Pro - Natura

Il ritorno del Falco pescatore

3 giugno 2011

Il falco pescatore è uno dei rapaci più rari e vulnerabili. Adesso, dopo 42 anni, una coppia ha di nuovo nidificato sul suolo italiano. Lo ha fatto nel Parco della Maremma, vicino alla foce dell´Ombrone. In Italia le ultime nidificazioni risalgono alla fine degli anni Sessanta. All´epoca il lieto evento si verificò a Porto Quao, sulla costa di Baunei, nel Gennargentu. Più o meno nello stesso periodo anche le ultime nascite registrate alle Egadi, in Sicilia e in Puglia. Da allora più nulla.  In Toscana l´ultima nidificazione documentata era datata 1929, isola di Montecristo.

Riferimenti temporali che rendono l´idea dell´eccezionalità di ciò che è accaduto di recente ad Alberese, in provincia di Grosseto, non casualmente, ma dopo anni di lavoro da parte dell´Ente Parco. Qui i ricercatori Flavio Monti e Andrea Sforzi (quest´ultimo responsabile del progetto) hanno assistito negli ultimi mesi alla nidificazione di una coppia di falchi, alla schiusa delle uova e, recentemente, ai primi movimenti di due pulli.  Con meno di un centinaio di coppie riproduttive distribuite tra Corsica, isole Baleari, Algeria e Marocco, la popolazione mediterranea di falco pescatore costituisce un´entità molto fragile sotto il profilo conservazionistico.

E anche in Corsica il falco pescatore ha rischiato di seguire lo stesso destino di altre popolazioni mediterranee; nel 1974 ne restavano infatti solo 4 coppie. Poi è cambiato qualcosa.  Dieci anni fa il successo dell´operazione di tutela condotta dal Parco regionale della Corsica, nella riserva marina della Scandola, ha creato le condizioni perchè si potesse realizzare un progetto di conservazione coordinato, che interessasse anche le coste italiane. In questo processo si è inserito il Parco regionale della Maremma, per volontà del suo presidente Giampiero Sammuri.

«Durante un viaggio in Corsica - racconta Sammuri - mi spiegarono che tutti i siti idonei per la nidificazione del falco pescatore (nelle falesie della costa occidentale) erano ormai arrivati a saturazione e la popolazione locale sembrava essere giunta al suo limite massimo di espansione. Ne parlai con Andrea Sforzi, con altri componenti del mio gruppo di lavoro e con gli esperti corsi; alla fine pensammo ad un progetto di lungo periodo per riportare in Italia questa specie come nidificante. Sapevamo che l´Arcipelago toscano e la costa tirrenica centrale potevano essere luoghi ideali per una riconquista spontanea. Tuttavia nel 2002 era impossibile predire se, quando e con quali modalità avremmo potuto centrare il risultato, anche in funzione all´accresciuta presenza di potenziali fonti di disturbo e di minaccia lungo le rotte di spostamento». 

Da allora sono state molteplici le azioni compiute sul territorio. «Nei primi quattro anni si è cercato di stimolare la permanenza durante il periodo riproduttivo degli individui svernanti in zona. In una seconda fase, avviata nel 2006 e non ancora conclusa, sono stati trasportati in elicottero - dalla Corsica al centro di involo di Bocca d´Ombrone - ben 33 piccoli falchi, una media di 6 all´anno. Adesso la prima, straordinaria nidificazione, frutto dell´incontro tra un maschio proveniente dalla Corsica, cresciuto ed involato qui, e una femmina non censita, nata e cresciuta in natura».  Tratto dal Tirreno

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