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Pro - Natura

 

Parco Nazionale d’Abruzzo – tutti i lupi morti dall’inizio dell’anno

 

 

1 marzo 2013

GEAPRESS – Un’aggressione al Parco. Così viene interpretata dall’Ente gestore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la moria di lupi avvenuta in buona parte per mano dell’uomo. Dodici animali deceduti dal 5 gennaio 2013 al 26 febbraio scorso.

Nell’area contigua del Parco (zona di protezione esterna) i lupi deceduti sono quattro. Due a Gioia dei Marsi e due ad Ortona dei Marsi. Gli animali sono risultati positivi al cimurro, ma dall’esame tossicologico si è altresì rilevata la presenza del veleno, ovvero il carbammato. Secondo il Presidente dell’Ente Parco Giuseppe Rossi, sentito stamani da GeaPress, il veleno non può che avere contribuito a debilitare gli animali già affetti dal cimurro.

Sempre in area di protezione esterna, altri due lupi. Sono stati rinvenuti in località San Donato Val Comino e Picinisco. Si tratta dell’area laziale del Parco ed entrambi gli animali sono sicuramente stati uccisi a colpi di arma da fuoco.

Sempre ucciso con dei colpi di arma da fuoco è stato un altro lupo, questa volta rinvenuto a Civitella Alfedena, internamente al Parco. Per un secondo lupo, trovato a Barrea, si attendono ancora gli esiti dell’esame necroscopico ma, sottoliena il Presidente Rossi, l’animale presentava dei fori. Il sospetto è che sia stato abbattuto a colpi di fucile.

Esternamente al Parco, invece, altri quattro lupi morti. Uno è stato trovato a Trasacco, altri due a Casali d’Aschi di Gioia dei Marsi e l’ultimo a Carrito di Ortone dei Marsi. Per due di loro si tratta di cimurro, mentre per gli altri sono ancora attese le analisi.

Tutti casi denunciati dall’Ente Parco. Per alcuni di questi è stata coinvolta la Procura della Repubblica di Avezzano (AQ), specie a seguito dell’uso di bocconi avvelenati e delle armi da fuoco.

Chi ha però interesse ad uccidere i lupi? Il versante più recentemente coinvolto è quello della marsica, ovvero quello abruzzese. In genere, fino ad ora, si era però guardato con più preoccupazione a quello laziale.

Secondo il Presidente dell’Ente Parco non è possibile generalizzare. Rimane ad ogni modo “indiziata” un’ampia schiera di possibili responsabili. Dagli allevatori scontenti, ai tartufari e bracconieri. Quello che comunque preoccupa, tiene a sottolienare a GeaPress il Presidente Rossi, è la diversa percezione che si ha oggi del lupo. Una considerazione negativa, ovvero la vecchia logica del “nocivo”. Tale concetto, unito al fatto ormai noto dell’aumento della popolazione selvatica, ha contribuito a “declassare” quella che prima era avvertita come una esigenza di protezione. Il veleno sparso viene più avvertito come un pericolo per l’orso marsicano, che non come problema letale per il lupo.

Vi è poi un aspetto da non trascurare. Riguarda le proposte che già hanno fatto capolino in sede politica in merito alle ipotesi di abbattimenti selettivi. Quasi un salva condotto, per chi ha già scarsissime considerazioni di legalità.

Cosa succede poi in aree diverse da quelle del Parco? La preoccupazione del Presidente dell’Ente Parco è per quei lupi la cui morte mai si saprà. In altri termini quelli del Parco, così come della sua area esterna, sono sottoposti a controlli sicuramente più costanti rispetto all’ampio areale che il lupo ha ripreso ad occupare in molte zone del nostro paese.

Di fatto, sempre secondo il Presidente Rossi, continuando con i ritmi attuali, non è esclusa una sorta di ritorno al passato, quando cioè la popolazione dei lupi era certamente in grave pericolo.

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